Vi raccontiamo un momento di un incontro che abbiamo vissuto ieri con bambini di 3 e 4  anni.

Con il gruppo stiamo attraversando da novembre il tema dell’ Abitare e della casa.

Al momento la storia che ci fa da orizzonte è quella di “Bau cerca casa” edizioni Bohem Press.

Da tre incontri abbiamo iniziato ad esplorare lo spazio e le diverse modalità dell’ abitare attraverso la Creta, materia per noi assai preziosa, naturale, immediatamente rispecchiante il sentire e il gesto del bambino.

Ieri in occasione della TANA, insieme alla creta, è stato fornito ai bambino un contenitore in cartone delle uova.  Venendo dalla casa NIDO,  il pensiero di aver trovato un materiale che in sè raccordasse strutturalmente l’ idea della tana, per il concavo e convesso degli spazi, e per immaginazione l’idea delle uova, ci aveva convinto ed entusiasmato.


Abbiamo preparato anche della pasta di sale da proporre ad  un bambino, Robert,  che  aveva mostrato negli incontri precedenti difficoltà varie nel relazionarsi con la creta.

E invece i bambini stupiscono. Sorprendono e ci indicano la strada.

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Robert, che avevamo provato a coinvolgere in altri modi, per esempio chiedendogli di distribuire la creta ai compagni, piuttosto che di ritirarla quando era in eccesso, senza mai forzarlo a dover rispondere allo stimolo/tema della giornata, ieri si è ricordato di una possibilità che si era aperto la volta prima: nonostante il gruppo lavorasse per terra, in cerchio, ed ognuno avesse il proprio spazio confinato da una tovaglietta di lavoro, Robert decide, prendendo due sedie, di costruirsi la soluzione più adatta a lui.

Si siede su una sedia e pone l’altra esattamente di fronte a sé. Su questa poggia la tovaglietta e inizia a lavorare, a ricercare con la creta e la casa delle uova, il suo modo di fare tana, dando vita alle sue narrazioni a quel punto inarrestabili. ( non abbiamo potuto scattare una foto, non c’ è stato il giusto tempo).

Sembra banale ma il fatto di aver permesso a Robert di abbandonare la struttura spaziale del gruppo, gli ha aperto la possibilità di rispondere alle sue necessità, rispettandosi e rimanendo in ascolto del suo bisogno.

In quel momento la sua diversità è stata rispecchiata dalla struttura spaziale, la struttura spaziale ha permesso alla diversità di trovare espressione e anche stabilità. Pensate che non fosse integrata con il resto del gruppo? Tutt’ altro…. Paolo, dopo poco, prende due sedie e ripercorre la stessa strada di Robert.

Nel silenzio, un bambino, imitando, si è fatto ponte tra il gruppo e Robert.

E tutto era in armonia.

 

E sempre ieri, che magia sono certi incontri…., nel gruppo di prima, dei bambini di 2 e 3 anni, con la stessa modalità di proposta, è accaduta una dinamica identica, solo sviluppatesi in un altro modo.

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I bambini lavorano al tavolo, sono troppo piccoli per dover affrontare il lavoro a terra che a loro richiederebbe un controllo molto alto nella gestione dello spazio, del corpo, dell’ attività e dell’ ascolto.

Emanuele, piuttosto altalenante nel suo stare, dopo un tempo di lavoro sul suo materiale, sente spesso il bisogno di invadere lo spazio degli altri e di rompere quello gli altri stanno facendo. Il lavoro degli altri, in una ipotesi che abbiamo fatto, potrebbe mettere Emanuele, ancora impegnato a gestire l’ informe, piuttosto che a dare forma,  sotto pressione.

Ieri Emanuele si è isolato più volte, in alcuni momenti in modo sereno, come per scaricare una tensione, in altri momenti con rabbia e frustrazione.

Difficile non intervenire come educatori.

“Lascia che la situazione si srotoli…. ” diceva la mia insegnante di creta e tessitura.

E infatti…. infatti Emanuele prende le piccole sedie della classe e si costruisce una tana, una barriera, molto spessa, chiusa e ben raccolta. E lì trova la sua possibilità di stare, di stare con se stesso, con il proprio bisogno dandogli forma attraverso la creta. Lì per terra, un pò nascosto, più in basso delle sedie.

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E anche qui arriva la bambina PONTE, arriva Eleonora, che avendo terminato la sua “forma” , appagata da quanto aveva narrato ed espresso, in silenzio entra nel cerchio di Emanuele,  e si siede, e racconta qualcosa, un pò canta, un pò guarda, sembra una DOULA, la custode delle donne che stanno partorendo.

Incontrare il SACRO.

Che benedizione.

 

 

 

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