casaABITARE

PROGETTO PEDAGOGICO e EVENTO D’ ARTE: «Abitare»
CASA per una POETICA dello SPAZIO
La CASA è il nostro primo angolo di mondo, il primo universo, il primo cosmo.
La vita incomincia bene, incomincia chiusa, protetta, al calduccio nel grembo della casa, un calore avvolge e accoglie l’ essere, fuso nella dolcezza di una «Materia adeguata».
Ogni spazio veramente abitato reca l’ essenza della nozione di casa.
Un’ indagine sensoriale dell’ ABITARE. Narrare il proprio spazio e perdersi tra realtà e reveries.
La CASA si fa specchio, è l’immagine, il luogo, lo spazio che permette di incontrare la nostra storia, i valori che riconosciamo nella nostra vita, sostiene la discesa nella profondità dell’ animo e della sua conoscenza.
E’ intima, concreta e immaginativa al tempo stesso.
Questo è il motivo per cui scelgo di lavorare su questo tema. C’è bisogno a mio dire di rintracciarsi, di fermarsi a sostare su noi stessi, senza giudizio, senza metro o misura, semplicemente incontrarci, coglierci, e lasciare che l’ «io» torni narrante.
Un percorso che crei occasioni di indagine, di perlustrazione, di inciampo e scoperta del proprio sentire, del proprio essere, della dimensione di storia e di sogno che abitiamo.
Assumere la CASA come uno strumento di analisi dell’ anima umana.
In questa remota «regione» memoria e immaginazione lavorano al reciproco approfondimento,
componendo insieme RICORDO e IMMAGINAZIONE.
Quali sono le funzioni dell’ abitare?
La casa è generatrice di valori: guscio, intimità, riparo, dentro, confini, protezione, sogno
Quali SPAZI ci sono? Come sono? Come li abitiamo? Cosa suscitano?
Quali sono i SUONI, le VOCI che abitano la CASA?
METODOLOGIA:
IL MODELLO PSICOFISIOLOGICO INTEGRATO
Secondo l’approccio psicofisiologico integrato, che fa riferimento al Master Triennale di ArtiTerapie ad Orientamento Psicofisiologico integrato, fondato dal Prof. Vezio Ruggieri, titolare della Cattedra di Psicofisiologia alla Facoltà di Psicologia 1 dell’Università di Roma “La Sapienza”, l’ IDENTITA’ è la risultante del rapporto circolare tra mente e corpo, per cui si supera la dicotomia classica mente-corpo a favore di una convergenza che consente la reciproca influenza.
Ciò significa che lavorare ad un livello cosiddetto immaginativo è (anche) lavorare sul corpo stesso e viceversa.
Ho una traccia del sentiero, so quali sono le tappe, i rifugi dove trovare ristoro e potersi fermare, ma come sempre, è il dialogo, la relazione con i bambini e i ragazzi, a determinare il COME più che il cosa.
L’ APPROCCIO MULTISENSORIALE è valutato e stabilito in relazione alla necessità di rispettare la pluralità di cui i bambini, nella loro identità ancora in fecondo sviluppo, si fanno portatori. L’intendimento è di creare delle situazioni in cui la mia presenza possa, attraverso un’accurata “regia” del contesto, contenere i bambini e i ragazzi mentre fanno esperienza.
“Fare esperienza” è l’ “aiutami a fare da me” montessoriano, il che presume “non dire cosa fare ma come” (Munari), ovvero l’impegno di fornire condizioni opportune e adeguate per poter fare da soli, nel rispetto dei tempi, delle inclinazioni, delle sicurezze o incertezze di tutti.
Creare il contesto in cui poter lavorare, è riuscire a costruire un ambiente in cui i bambini possano sentirsi sicuri, uno spazio in grado di stimolare le loro diversità attraverso vari strumenti.
Entrare in contatto non con un risultato, ma con un processo, quello appunto dell’esperienza che non si connota come giusta o sbagliata, ma come idonea, opportuna, adeguatamente frustrante, ovvero in grado di essere non solo vissuta ma anche trasformativa.
La modalità del lavoro è multisensoriale, attraversando il CODICE TEATRALE, l’ ATELIER con l’arte e il design, la NARRAZIONE con le storie, la poesia e la parola, il MATERICO con la costruzione e il DIGITALE con la proiezione, la webcam, il video.
Penso che solo l’intreccio di questi codici possa realmente restituire la complessità di un percorso, ma in primis dell’ individuo

FINALITÀ:
• Integrazione ottimale di tutte le diversità con particolare riguardo ai soggetti diversamente abili attraverso un’educazione al sentimento, al sentire e all’ascolto con un approccio multisensoriale.
• Interdisciplinarietà: aspetto fondamentale per poter far parte del tessuto scolastico e creare un continuo dialogo con la dimensione quotidiana della scuola stessa.

OBIETTIVI:
• Rafforzare la propria identità e la fiducia in se stessi.
• Gestire le emozioni: riconoscerle e dargli espressione.
• Aiutare il bambino ad entrare in contatto con il proprio corpo, ad essere consapevole e responsabile delle proprie azioni e delle loro conseguenze.
• Riconoscere lo spazio personale ed interpersonale: auto-appoggio ed etero-appoggio.
• Favorire la socializzazione e l’inserimento positivo nel gruppo dei pari.
• Peer education: stimolare il confronto in gruppo per incentivare un’educazione orizzontale per cui i bambini si aiutano l’un l’altro, venendo meno le diffidenze ed i ruoli propri del rapporto allievo-maestro.
• Elaborare i contenuti inconsci quali paure, ansie e insicurezze attraverso la struttura della CASA, la sua esplorazione e narrazione.
• Migliorare percezione e propriocezione

Al centro il tema dell’ INDIVIDUALITA’, dell’ INDIVIDUAZIONE, dell’ IO. PERCEZIONE, IMMAGINARIO, STRUTTURA E CONFINI.
Primo scenario: lo SPAZIO Primo SPAZIO: il CORPO Primo orologio: il TEMPO Primo TEMPO: il CUORE
L’ APPRODO è l’ INCONTRO: Il fiorire della RELAZIONE, la nascita del DIALOGO.

Dall’ «IO» al «NOI»
con una trasposizione nel percorso dal lavoro personale
all’ OPERA COLLETTIVA, dove la SOMMA è MAGGIORE DELLE PARTI.
Quello che nasce dall’ unione del dono di ciascuno ha un valore che trascende l’ individuo
e si incide nell’immaginario di un archetipo collettivo.
Le INSTALLAZIONI COLLETTIVE hanno per me il carattere fondamentale della CONDENSAZIONE, della SINTESI, della NARRAZIONE.
In esse è evidente il TEMPO, la storia il percorso impiegato per giungere lì, così come lo spazio con il suo sapore di materia, di azione, di fare.
Per questo il lavoro procede con opere singole e approdi collettivi.
PROGETTO PEDAGOGICO E EVENTO D’ARTE?
Il progetto pedagogico è concepito per poter essere un evento d’arte, ovvero un percorso che possa realmente essere un’ ESPERIENZA COLLETTIVA TRASFORMATIVA che riguardi tutta la realtà scolastica.
Il progetto, assolutamente innovativo e allineato con lo stile europeo, si configura come un processo di indagine e ricerca che trova in una o più INSTALLAZIONI COLLETTIVE la sua forma di chiusura e restituzione.
Dall’ io del singolo bambino, ragazzo, al gruppo classe, al corpo docenti, ai genitori. Tutti saranno chiamati , tramite il loro fare, ad essere protagonisti e portatori della propria specificità.
Tutti saranno chiamati a mettersi in gioco.
Perché non ci sono maestri, ci sono relazioni.
La pluralità dei linguaggi permetterà inoltre di raggiungere estetiche in grado di connettere il materico con il digitale in una prospettiva di contenuti multidisciplinari e trasversali.

Associazione Culturale Moblarte
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